Oggi ci siamo imbattuti in uno strano personaggio.
Non sappiamo il suo nome, non sappiamo cosa faccia né da dove venga. Si è presentato come una sorta di detective, un detective del gusto che usa la città e i suoi ristoranti per attendere e che vorrebbe invitarvi ad attendere con lui. Non sappiamo da dove scriva o quale sia il suo intento, ma ci ha incuriositi. Così, da domenica 13 giugno, solo su Torinonotte, potrete assaporare i sapori del ventre scuro di Torino. Il giorno più inutile della settimana, diventerà il teatro di un viaggio attraverso il girone dell’attesa. I luoghi più particolari di questa città, recensiti da un marinaio senza mare, i cui unici porti saranno le trattorie e i ristoranti dei quartieri torinesi.
Sei puntate, sei cene. Sei appuntamenti settimanali in compagnia di piatti e storie mai sentite. Sarà una rubrica senza apericene, happy hour o cocktail. Si mangerà per conoscere, si mangerà per tenersi in vita, ma con un pizzico di passione in più. Menu, Apparizioni, cibi e ricordi a condire sei settimane di dialoghi, speriamo anche con voi. Perché quando si attende qualcosa, spesso si trova qualcos’altro.
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OTTO E TRE QUARTI. L'ultima occasione |
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Domenica 11 Luglio 2010 11:55 |
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C’è una domanda che ho sempre voluto farvi: voi credete al destino? Mi rendo conto che può sembrare banale. Ma la risposta, non credo sia poi così scontata. È come un test. Come dire, a quale disavventura cederai? A quale rifiuto, a quale porta sbattuta in faccia o bugia ti chiamerai fuori? A quale cena? Qual è il numero di quelle cose che non credi di meritare ma che puoi arrivare a sopportare: quattro, ventuno, centododici? Il destino non è altro che libertà. Anche quella di crederci.
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Ultimo aggiornamento Domenica 11 Luglio 2010 11:57 |
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Domenica 04 Luglio 2010 12:00 |
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Sono ancora qui e, devo ammetterlo, pensavo che Torino fosse più semplice da setacciare. Sconfitta o dignità? Non lo so. So solo che credevo di poter tirare dritto e depennare quello che non mi serviva. Invece questa città è uno spazio regolare solo in superficie, se si scende in profondità diventa caotico. Più vai dentro alle cose e più perdi di vista quello che stavi cercando. Se poi quello che cerchi è qualcuno che non si fa trovare, è tutto più complicato del previsto. Vi sarà capitato. È come sentirsi alla guida di un transatlantico.
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Ultimo aggiornamento Domenica 04 Luglio 2010 12:01 |
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DAUSIN. Vicino a un atto sovversivo |
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Domenica 27 Giugno 2010 16:13 |
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Oggi la ricognizione è stata più lunga del solito. Ho parlato con tante persone, chiesto di Lei a molti. Ma sono rimasto come quel fiume, stretto tra due pensieri fissi. I miei argini sono un invito a cena e un’attesa. E il salto a volte fa paura. In mezzo c’è questa città e i nascondigli che il suo ventre mi regala. Camminare per Torino è un buon esercizio mentale. Ho camminato così tanto che alla fine la schiena era a pezzi. Così mi sono detto, entriamo.
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IN VINO VERITAS. Chi beve bene va in cielo |
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Domenica 20 Giugno 2010 10:46 |
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Ormai sono due settimane. Quattordici giorni di marciapiedi, incroci, portoni e quel fiume che proprio non mi va giù. Perdonatemi, ma a me che di mare ne ho visto tanto, lascia il nodo alla gola. Comincio a conoscere i piccoli abitanti di Torino. Non poi così diversi da quelli degli altri posti. C’è gente che si descrive attraverso i propri difetti. Gente occupata a vendere pregi che non possiede. E poi, ci sono quelli che non possono permettersi altro che la sincerità. Una cosa che sembra quasi fuori moda. In fondo sono gli scarti della verità, le tessere che rimangono fuori dal mosaico. In una di quelle mi sono fermato a cenare.
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Ultimo aggiornamento Domenica 20 Giugno 2010 18:21 |
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Domenica 13 Giugno 2010 12:20 |
Nella vita puoi incontrare tre tipi di persone. Io, le ho incontrate tutte e tre, ma ne cerco solo una. Questa puntata la voglio dedicare al primo tipo: le persone speciali. Sono quelle che scegli, di cui ti circondi e con cui speri di crescere. E la cosa migliore che puoi augurarti è poterci passare una vita intera insieme. Io qui sono arrivato da solo, proprio come quando sono partito. Uscito dalla stazione mi sono sentito quasi a casa, ci credereste? Non male, per uno che non ha una casa da diciotto anni. La mia latitanza ha compiuto la maggiore età quest’anno. Dopo pochi passi, San Salvario mi ha inghiottito. Così ho fatto quello che so fare meglio. Mi sono rifugiato in un posto. Il primo. Il Barnum.
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Ultimo aggiornamento Domenica 13 Giugno 2010 18:54 |
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