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C’è chi dice che la trama di molti film si può riassumere in sole tre parole: boy meets girl, ovvero ragazzo incontra ragazza; tutto il resto va da sé. Questa semplice struttura è più o meno la stessa alla base di quel curioso meccanismo, o gioco, o esperimento che sia, chiamato speed date. Letteralmente significa “appuntamento veloce” e funziona così: ragazze e ragazzi si iscrivono on-line all’evento, poi vengono chiamati a raccolta in un locale, dove si siedono a coppie allo stesso tavolino, faccia a faccia, e provano a dirsi tutto quello che serve per suscitare l’interesse reciproco. Dopo cinque minuti, al suono del campanaccio, i ragazzi cambiano di postazione, pronti per ricominciare daccapo le chiacchiere con la ragazza successiva. A ognuno viene assegnato un numero da appiccicarsi alla maglietta e una “scheda simpatia” su cui segnare un SI o un NO accanto al numero della persona appena conosciuta. Se risulteranno preferenze corrisposte, allora il ragazzo e la ragazza riceveranno dallo staff i rispettivi contatti.
Chi organizza tutto questo? Partendo dalle origini, lo speed date nasce verso la fine degli anni 90 negli Stati Uniti (poteva essere altrimenti?). Meno scontato è però indovinare chi ne sia l’artefice: si tratta infatti di un rabbino, tale Yaacov Deyo, che ha trovato un sistema originale per far incontrare gli ebrei celibi di Los Angeles. Con ogni evidenza, lo speed date ha avuto successo e la mania è esplosa anche oltre i confini americani, raggiungendo l’Italia, perfino Torino.
Tra i vari gruppi che organizzano speed date nel capoluogo piemontese, spicca sicuramente lo staff “Minuti Di Fuoco”. Loro sono Andrea, Lorena e Yuri e sono accomunati principalmente da un’idea ben precisa: lo speed date deve essere di qualità, lontano dai luoghi sovraffollati di partecipanti ed esposti all’occhio invadente dei passanti. Minuti Di Fuoco, infatti, seleziona locali appartati e dall’ambientazione romantica, accetta iscrizioni per un massimo di venti coppie e soprattutto ci tiene a coccolare il cliente, dandogli tutte le attenzioni possibili per metterlo a proprio agio.
Come vanno a finire gli incontri avvenuti in uno speed date? La trama di ogni diversa serata è in grado di riservare delle sorprese, perchè nella vita reale non si sa mai cosa può accadere quando boy meets girl.
Mi trovo in coda per la registrazione, mi guardo intorno, mi domando per un momento: perché lo sto facendo? Poi penso che in certe situazioni è meglio non farsi domande, è meglio lasciarsi andare. Spogliarsi di ogni pregiudizio verso le persone, verso i luoghi, verso gli eventi è un ottimo esercizio di umanità. Quando comincia il gioco, sono le donne a prendere posto ai tavoli. Raggiungo il mio, portandomi dietro il cocktail che non ho fatto in tempo a terminare: è una sorta di rito propiziatorio e rassicurante. Il resto viene da sé ed è molto più semplice di quanto avessi immaginato. Gli uomini si susseguono al ritmo scandito dal campanaccio. Cinque minuti ciascuno. In certi casi il suono improvviso si rivela liberatorio, perché gli argomenti di conversazione si sono appena esauriti. In altri casi, la maggior parte, il suono acuto della campana mi coglie alla sprovvista. Sono le volte in cui vorrei avere più tempo, dire di più. Io non ci avrei scommesso, ma a uno speed date si possono davvero fare incontri interessanti. Non è detto che se una donna cerca l’amore lo troverà. Potrebbe trovare nuovi amici e farsi delle grandi risate. Io non cerco nulla, dico a tutti i ragazzi che sono lì solo per scrivere e noto con piacere che questo non cambia il loro atteggiamento nei miei confronti, al contrario, si sentono ancora più liberi: mi raccontano le loro storie e a me piace ascoltarli. Alcuni si presentano un po’ brilli e non posso far altro che brindare con loro alla bella serata. Di alcuni ho l’impressione che, raccontandosi a me, in realtà si raccontino a loro stessi, come se i cinque minuti a disposizione fossero un momento cruciale di autoconoscenza. Molti arrivano allo speed date in gruppo e le battute tra gli amici, seduti a distanza di qualche tavolo, creano un’atmosfera goliardica e cameratesca che mi diverte. Alla fine, complice la stanchezza e la confusione, alcuni incontri somigliano vagamente a dei colloqui di lavoro, di quelli in cui ci si lascia con un in bocca al lupo. Durante uno speed date può capitare, paradossalmente, che si rimedi proprio un contatto lavorativo: si può incontrare un massaggiatore che ispira fiducia o conoscere il parrucchiere che si stava cercando da tempo. Gli uomini non hanno paura a raccontare i propri drammi e fallimenti, così come non si trattengono dal dire con candore fanciullesco quello che sognano, sinceramente, sull’amore. Prima di partecipare al mio primo speed date, ero convinta che fosse un contesto in cui è inevitabile mentire, in cui è necessario interpretare una parte, inventarsi un’età, un’identità. Mi ero preparata per questo. Uscendo dall’apericena Gabetti ho la certezza di aver cambiato idea. Con la gola secca per le troppe parole, stordita dal caldo e dal cocktail ormai finito, mi accorgo che per tutto il tempo non sono stata altro che me stessa e non ho dubbi sul fatto che anche gli uomini, ognuno a modo proprio, mi abbiano raccontato tutti la verità.
Valentina Stiffi
Andrea Rigo
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